Escursione Mont Fallere – Vetan, Saint Nicolas, Valle Centrale

Metamorfosi? Potrei prendere in prestito il paragone da una delle favole dimenticate dalle generazioni manga: il Brutto Anatroccolo. Questa è l’idea che mi sono fatto in breve del Fallere. Trapezio scaleno, brullo, dalle forme sgraziate, baluardo che si erge per separare la zona del Gran San Bernardo dalla Valle Centrale, catalizzatore di nuvole, punto più alto del sistema montuoso che collega la Punta Chaligne fino all’Aouillette, linea di congiunzione immaginaria tra due sperdute località, Buthier e Vens, che altrimenti non avrebbero nulla in comune.

Al di là della collocazione geografica del Fallere, va notato che questa montagna così anti-estetica, si vede da buona parte della Valle d’Aosta. Mi viene in mente una stretta analogia con il lontano “fratello in somiglianza” il Mont Nery, che condivide medesime disgrazie morfologiche e stessa “voglia di mettersi in mostra”, pur non potendo reclamare una posizione così centrale. Sono due icone di montagne brutte che offrono sensazioni inversamente proporzionali al loro aspetto, mutando la loro tribolata mole in candidi cigni per la gioia di chi ha la pazienza di posare i piedi sulle loro sommità.

Dopo aver salito in traversata il Fallere, mi piace poterlo descrivere come uno di quei disegni con i contorni preparati, ma senza i colori: quelli li deve mettere l’escursionista. Il materiale a disposizione, in generosa abbondanza, è disposto ordinato ai piedi del cavalletto. Pianori variopinti, laghi dai colori magnifici, rocce rossastre per dare il giusto contrasto con “l’erba del diavolo”, lontani paesaggi di nevi eterne, canaloni e creste ardite per ribadire che il Fallere è una signora cima! L’esposizione a sud della montagna (quindi il senso di marcia in direzione nord) regala il cielo di color cobalto, quando sereno, esaltando i valori cromatici della giornata, che incomincia con il sorgere del sole sull’opposta catena: dall’Emilius fino al Rutor, con la centralissima Grivola a polarizzare l’attenzione. Predisponetevi al bello, perchè la salita al Fallere non è una semplice escursione: è un vorticoso volo in sensazioni fortissime, costellato di panorami altisonanti. E’ l’Inno alla Gioia portato dal pentagramma alla nuda terra di montagna.

Vetan, ore 07:00. Giornata eccezionale. Obiettivo prefissato: salire il Fallere dal lago omonimo, traversare la cresta terminale e scendere al Lago Morto. Lascio l’auto dove termina l’asfalto, in zona area pic-nic, e ridiscendo una cinquantina di metri per imboccare l’asfalto che transita tra le belle villette. Aggancio il sentiero per l’Alpe Le Crotte, che parte più sotto, quindi punto in direzione baite Toules, pochi metri prima delle quali un’interpoderale, dal compatto fondo erboso, taglia perpendicolarmente a mezzacosta il pendio. La seguo in direzione Est per il primo traguardo: la Montagna Loè. Superato un primo profondo canalone, il mezzacosta prosegue (su IGC “S12”) fino a raggiungere una valle più ampia, quella del torrente La Crête. Appena oltre il corso d’acqua c’è l’alpe Loè.

Secondo traguardo: l’Alpe Tsa de la Comba. Dalla Montagna Loè, prendendo dritto nel canalone si proseguirebbe verso il Lago delle Rane, dove termina il contrafforte SSO del Fallere: è quello che intendo percorrere in discesa. Quindi, per portare avanti il mio piano, seguo il sentiero che risale il crinale dell’alpe, lasciando il vallone per immettersi dentro un rado bosco di larici ed abeti. Alle spalle il panorama inizia a lievitare: il ghiacciaio di Planaval è ben illuminato dai primi raggi, come i verdi pascoli sovrastanti Vetan. La Grivola offre il suo fianco Est parzialmente rischiarato: le uniche nuvole della giornata rovinano il colpo d’occhio dell’alba sulla Gentile Regina. Cito un mio amico che definisce la Grivola come “paradigma di femminilità applicato alla montagna”. Vista da qua sopra, con questa luce, come dargli torto.

Passata la fascia di sempreverdi, il sentiero supera un crinale erboso che nasconde il Fallere, ma lascia un formidabile colpo d’occhio sul Monte Rosso di Vertosan. Il vento piega e fa ondeggiare l’erba alta color malto, con i colori accentuati dai primi raggi trasversali del sole. L’intenso blu del cielo regala un’immagine semplicissima ed, allo stesso tempo, dalla nitidezza straordinaria. Una ripida balza del sentiero supera il contrafforte erboso e giunge sull’ondulato pianoro della Tsa de la Comba.

Rutilante, grandioso appare il versante sud del Fallere. Le irregolarità del terreno e le loro ombre lunghe donano profondità all’immagine, arricchita da discreti toni di verde, nonostante la stagione avanzata. Inutile dire che il colpo d’occhio, a trecentosessanta gradi, è incommesurabile. Verso il fondo valle un timido mare di nuvole aggiunge un tocco di magia. Che angolo di mondo! Dopo le foto di rito, via verso il Lago Fallere. Raggiunte le baite di Tsa de la Comba, imbocco lo sterrato in leggera discesa, in direzione Touraz. Dopo cinquecento metri circa, anzichè proseguire la discesa, una seconda interpoderale porta, in direzione nord, presso l’Alpe Chaz la Morgnoz, ove termina. A questo punto siamo esattamente ai piedi del Fallere. Dritto davanti al naso c’è il versante sud, a sinistra la cresta SSO ed a destra un pendio erboso dietro il quale si cela il lago Fallere, giusto dieci minuti di marcia sopra Chaz la Morgnoz. Aggirare le casere e riprendere a salire il terrapieno.

Il lago Fallere è una vera perla, grazie anche al riflesso della Grivola e, soprattutto, del gruppo del Rutor, con il Mont Paramont e lo Chateau Blanc. Merita spendere cinque minuti d’orologio per seguirne il perimetro. Compiendo il giro in senso antiorario ci si riallaccia al sentiero ottimamente marcato e risistemato (i migliori complimenti a chi ha fatto questo lavoro) che diparte alla sinistra del lago. Da qui all’anticima sarà una serpentina unica … ma procediamo con ordine. Pochi minuti di marcia sopra il lago, si congiunge al sentiero la traccia che arriva dal versante opposto del pendio, una sorta di linea di congiunzione tra le varie possibilità offerte da tutto il versante Sud del Fallere. Procedendo oltre, il primo contrafforte da superare domina il Lago Fallere, quindi il percorso supera una fascia di rocce per affacciarsi al centro del fatidico versante sud. Trovo ancora dell’acqua a quota 2.665 m. circa (sono salito il 17/9/02) e proseguo lungo pendenze costanti. Grazie ai continui cambi di direzione la salita è agevole e per nulla faticosa: se il sentiero salisse in linea retta sarebbero dolori. Dopo le doverose considerazioni di monsieur La Palisse, eccoci nei pressi del pendio terminale. Man mano che si sale il paesaggio vicino è sempre più brullo e roccioso. L’immagine di montagna di pietre accatastate è sempre più forte, mentre la quota ingigantisce il resto della vista. Manca ancora l’emiciclo nord, nascosto dietro la cresta terminale.

Agguantati i resti della vecchia capanna, fatta costruire dal CAI di Aosta nel tardo ottocento, mancano pochi metri all’anticima. Dai ruderi parte una traccia che attraversa il culmine del pendio terminale, in direzione ovest. Credo sia la via bassa per raggiungere la vetta (un traverso soggetto a roccette esposte, che si integra nella cresta terminale, rimanendo poco sotto quest’ultima): segni gialli invitano in quella direzione, come pure verso l’anticima. Sempre proseguendo verso nord in un paio di minuti si giunge alla vetta SE. Qui compare il resto ancora non visto: Gran Combin, Velan e, soprattutto, vista superlativa sul Monte Bianco, tirato a lucido dalla fredda aria che arriva dalla Svizzera.

Non rimane che il traverso, in cresta. L’ampiezza del panorama, gli scoscesi pendii su Echevennoz, valle del Gran San Bernardo, ed i passaggi aerei rendono questo tratto davvero notevole. Lo sconsiglio vivamente a chi soffre di vertigini perchè molti passaggi, pur semplici dal punto di vista tecnico, sono esposti su entrambi i versanti. Con condizioni di rocce viscide, preferire il percorso più basso. Dieci minuti di grande attenzione e concentrazione separano l’anticima SE dalla punta principale. Un largo pulpito accoglie l’escursionista, ancora trafelato per l’ultimo passaggio notevolmente esposto. Le fatiche vengono ampiamente ripagate da ciò che si può cogliere dalla sommità. La metamorfosi è compiuta. Il Fallere è ora un cigno immacolato.

Di tutto ciò che si vede dalla punta, quello che mi sorprende maggiormente è il turchese intenso del Lago di Place Moulin. Inutile aggiungere che passo quasi un’ora a gustarmi le vette una ad una, agevolato dalla giornata tersissima. Un binocolo leggero è un consiglio da amico per la vetta del Fallere.

La discesa ha luogo lungo la già citata cresta SSO. Una bella picchiata su terreno detritico, prima passando in mezzo a caratteristici dentini di roccia, poi giù diretti sul Lago Morto. Un tratto attrezzato permette di superare un’elementare e breve placca. Non fidarsi troppo del chiodo in alto perchè un po’ compromesso. In breve si giunge entro il cratere che delimita il lago. Superato il terrapieno contenitivo, il sentiero riprende la discesa lungo una ripida costa erbosa, per digradare sempre più dolcemente sull’Alpe Le Crotte. La comoda strada interpoderale riporta su Vetan. Prima di giungere alla baita Grand Arpilles, numerose scorciatoie lungo gli ampi prati, agevolano un rientro più veloce a Vetan.

Volendo aggiungere altri due laghetti alla collezione, si puo’ scendere dal Lago Morto al Lago Clapin, proseguire per il Lago delle Rane per poi attraversare a destra (scendendo) verso l’Alpe Le Crotte, oppure ripercorrere il sentiero “S11” verso la Montagna Loè.

Se salita al Fallere deve essere, allora giornata tersa sia: come già detto il nostro monte è un vero e proprio aspiranuvole. Evitare le giornate calde, perchè lungo il percorso, fatto salvo un breve tratto nel bosco rado sopra l’Alpe Loè, non c’è mai un grammo d’ombra. L’acqua è un bene prezioso lungo questo itinerario: con l’occasione provvedete sempre a rifornirvi. Il sentiero sulla cresta SSO è diretto, mentre quello che sale dal Lago Fallere è più agevole, ecco il perchè del mio procedere in questo senso. E’ fattibile anche la salita da Touraz, dove parte lo sterrato che sale fino all’Alpe Tsa de la Comba. Più o meno il dislivello e lo spostamento sono equivalenti. La salita completa, sia da Vetan che da Touraz, richiede un buon allenamento ed il passaggio di cresta terminale porta il grado dell’escursione ad EE (escursionisti esperti). In caso di nebbia improvvisa, l’orientamento nei pianori ai piedi del Fallere, potrebbe risultare problematico.

Valutati sia i pro che i contro dell’itinerario in traversata, non posso fare altro che ribadire l’assoluta bellezza di questa escursione, davvero notevole. Se poi si ha la possibilità di sfruttare una giornata metereologicamente perfetta, allora il Fallere vi resterà nel cuore. Per sempre.

Info per il Mont Fallere

Altitudine: 3.061 m.
Quota partenza: 1.671 m.
Dislivello totale: 1.390 m.
Località di Partenza: Vetan, Saint Nicolas.
Tempo totale: 5 ore / 6 ore
Difficoltà escursionistiche: EE (F la traversata cima SE – cima NO)
Esposizione: soprattutto S
Mappa: IGC foglio 4 – Massiccio del Monte Bianco, scala 1:50.000

Note aggiuntive: giro in traversata, partendo da Vetan. Auto nei pressi dell’area Pic-nic, dove termina l’asfalto. Salita dal Lago Fallere, traversata della cresta terminale e discesa sul Lago Morto. Rientro a Vetan dall’Alpe Le Crotte. Escursione dallo sviluppo importante. Prediligere giornate fresche (anche fredde, perchè no?) e ben terse. Passaggio pericoloso ed esposto traversando dalla cima SE alla principale. Per escursionisti esperti.
*Tempo indicato per l’intero giro: 10 ore / 11 ore.

Accesso automobilistico

Autostrada: uscita casello AOSTA OVEST, direzione Courmayeur, giunti a Saint Pierre, bivio per Saint Nicolas. Salire ancora per Vetan, dalla Strada dei Salassi.

Giunti a Vetan, portare l’auto fino dove termina la strada (albergo Notre Maison). Il sentiero “ufficiale” incomincia marciando dapprima lungo la piccola strada asfaltata sottostante il parcheggio. Superare il crinale con il gruppo di villini e proseguire verso un grande alpeggio, nei pressi del quale c’è una palina segnavia.